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giovedì, 11 settembre 2008

Pregiato artigianale e chic per la scelta delle vostre luci

house&glamour-musthome-lumi1piccola-quicasa.itLa Lumi è una società milanese che opera sul mercato internazionale dell’illuminazione per interni da più di sessant'anni.
L'azienda nasce nel 1944 seguendo un processo produttivo manuale, ponendo attenzione alla cura delle finiture e dei particolari.
Peculiare la ricerca e la selezione delle materia prime. Preziose, rare e raffinate, per creazioni che seguono una grande sensibilità negli accostamenti dei materiali impiegati: bronzo, ottone, cristallo, marmo e seta. 
Abbinati fra loro, consentono la realizzazione di modelli che rivisitano piacevolmente tutti i principali stili tradizionali: dall'Impero, Luigi XIV, al Liberty.


Visitare “Lumi”
Genere Illuminazione
Dove Milano piazza Missori 2
Orari Da lunedì a sabato ore 9.30/12.30 e 15/19
Come arrivare Dalle tangenziali seguire le indicazioni per il centro città (lo showroom si trova nelle vicinanze dell'Università degli Studi di Milano).
In metro MM3 (linea gialla) fermata Missori
Contatti 02 86454647; www.lumi.it; info@lumi.it

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categorie: milano, interni, lumi, illuminazione
mercoledì, 03 settembre 2008

Spazio dedicato all’eclettico tra oriente ed occidente

house&glamour-musthome-chicche-efimera2piccola-quicasa.itLo showroom Efimera é uno spazio in cui convivono, nell'armonia di una curata esposizione, scelte di oggetti d'arredamento diametralmente opposte.
Lo stile classico dei seri modelli di divani proposti viene accostato allo stile etnico dei manufatti artigianali e degli antichi sari indiani, posizionati a decorazione delle pareti, insieme ad organze e shantung cangianti.
La poetica dei colorati e ricchi oggetti di gusto orientale si fonde con proposte dal design dichiaratamente occidentale.
Molto interessante é la sezione che lo showroom Efimera dedica alla ricerca dei tappeti, dai tessuti in cocco e juta ai Needle Point e Aubusson.


Visitare “efimera”
genere Arredamento
dove Milano via Donizetti 11
orari Da martedì a sabato ore 10/13 e ore 15/19
come arrivare Dalle tangenziali seguire le indicazioni per il centro città (Piazza San Babila). In metro MM1 (linea rossa) fermata San Babila
In metro MM3 (linea gialla) fermata Montenapoleone
Contatti 02 54107217 efimera@libero.it

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categorie: milano, design, arredamento, showroom, tessuti, tappeti, efimera
mercoledì, 27 agosto 2008

Tradizione passione e ricerca nel puro segno dell’estetica

house&glamour-musthome-chiccheillulianesternopiccola-quicasa.itFondata nel '60 da Massoud Illulian, nella prestigiosa sede di Via Anfossi 19, l'azienda é condotta da Shahnaz Illulian ed i suoi figli Davis e Bendis Ronchetti.
Grazie all’intenso lavoro ed alla passione per il raro di G. R. Ronchetti, nel '87 si inaugura la sede di Via Manzoni 37, creando un tempio del tappeto antico dove si possono ammirare raffinati esemplari.
Illulian, un nome di spicco anche nella ricerca di arazzi e tessuti provenienti da località
quali: Tibet, Persia, Cina, Caucaso, Anatolia, India e Khotan. Recente le proposte nell'arte contemporanea: tappeti che sono stati esposti nelle sale del Paul Getty Musuem di Los Angeles.

visitare “Illulian”
genere Tappeti e tessuti
Dove Milano via Anfossi 19, via Manzoni 37/41
orari dalle ore 9 alle ore 19
come arrivare Dalle tangenziali seguire le indicazioni per il centro città (Piazza San Babila).
In metro MM3 (linea gialla) fermata Montenapoleone
Contatti 02 546016, 026570108, 026575418
info@illulian.com; www.illulian.com

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categorie: milano, complementi darredo, tessuti, illulian, arazzi

Ecco fatto, adesso c’è spazio per tutti

house&glamour-abitarecasa-piantinapiccola-quicasa.itIl problema fondamentale da risolvere, nella ristrutturazione di questo appartamento è stato quello di soddisfare le richieste della committenza, vale a dire separare i due figli che hanno età e sesso diversi, avere una camera per i genitori con bagno annesso, ricavare un ripostiglio per compensare l’assenza di cantina o solaio, avere una zona giorno più vivibile, separata dalla zona notte, avendo a disposizione pochi metri quadri e poche finestre.
Vitale, per riuscire a sfruttare la superficie disponibile, è ridurre al minimo la distribuzione: separando la zona notte dei genitori da quella dei figli, si riesce a trasformare la zona giorno in “cuore della casa”, punto d’incontro della famiglia, ed al tempo stesso distribuzione alle zone più private.
La posizione della braga e del montante dell’acqua calda sanitaria centralizzata hanno portato a raggruppare le zone di servizio in un unico blocco, che funge anche da diaframma tra la zona notte dei genitori e la zona giorno; il piccolo corridoio necessario per distribuire gli ambienti ha offerto l’occasione per creare un ripostiglio in quota e a rendere più discreto il passaggio, grazie al rilassamento del soffitto.
Come già nello stato di fatto, il bagno aerato ed il vano cottura si attestano su una finestra divisa in due parti; questo accorgimento ha permesso di avere un miglior rapporto aero-illuminante per la zona giorno, e soddisfare l’obbligo di legge di avere almeno un bagno aerato (avendo più di una camera da letto nonostante la superficie sia inferiore a 70 mq).
Il pavimento, parquet massello, essenza rovere, listello standard, è stato posato in tutta la casa, tranne che nei bagni, per sottolineare la continuità tra i diversi ambienti, e di conseguenza per dare una sensazione di maggiore ampiezza. Per riuscire a dare una separazione ai figli, si è deciso di mantenere invariata la dimensione della camera più grande (data la posizione della finestra, non poteva essere ridotta), e di destinarla a loro.
Per prima cosa sono stati fatti due accessi indipendenti, in modo da dare a ciascun figlio il suo spazio “personale”. Una libreria da pavimento a soffitto, disegnata su misura ha permesso di creare due ambienti separati, per i letti dei bambini, mentre la condivisione di un tavolo di studio, come un grande davanzale interno, garantisce un corretto apporto di luce e ricambio d’aria ad entrambi gli spazi. Sopra al piano comune sono state montate delle persiane a libro, chiudibili in caso di ….divergenze di opinione!

L'ARCHITETTO CHIARA MARIA SALVINI
Chiara Maria Salvini respira aria di architettura da quando è nata nel 1972 a Milano. I suoi genitori Renato e Marialuisa sono infatti entrambi architetti. Il padre è docente (ricercatore) al Politecnico di Milano, dove l’architetto Salvini si laurea in architettura nel 1998.
Si specializza in ristrutturazione d’interni e lavora sia in proprio sia in collaborazione con il marito Marco Pizzuto, anche lui architetto. In parallelo all’attività professionale, lavora come cultore della materia al Politecnico di Milano ed al Polo regionale di Lecco.
Contatti:
Mail: chiaramsalvini@yahoo.it
Studio: v.le Monte Rosa 27, Milano

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lunedì, 28 luglio 2008

Loft, lo spazio contemporaneo

house&glamour-abitarecasa-loft-internopiccola-quicasa.itA Milano, ai margini di una zona residenziale, sorgeva una fabbrica dismessa.
Un intervento radicale di rifunzionalizzazione del 2005 ha previsto la suddivisione dell’immobile in unità variamente costituite.
Tra di esse, questo piccolo loft, di fatto, in pianta racchiuso in un quadrato di 8 metri per lato, escludendo la grande loggia su strada, con un’altezza interna al limite della possibilità di considerarla “doppia altezza”.
L’obiettivo del progetto è stato di realizzare una distribuzione interna che consentisse la perfetta identificazione delle diverse aree funzionali ma che mantenesse intatta la sensazione di spazialità unica, consentendo sempre una visione d’insieme, valorizzata dalla percorrenza dello spazio e della posizione dell’osservatore.
Lo spazio, trattato uniformemente dal punto di vista dei materiali e della scelta dei colori, è articolato su due livelli nella parte che si incontra all’ingresso, mentre è “a tutta altezza” verso le grandi porte–finestre che aprono l’accesso alla loggia, quasi un prolungamento dell’ambiente interno.
Il livello più alto è realizzato come un semplice assito in legno massello di castagno su struttura in ferro smaltato con un colore soft per alleggerirne la presenza; le doghe di cui è costituito il piano di calpestio/soffitto sono maschiate, così da risultare strutturalmente una piastra unica e da limitare i movimenti tipici di un materiale vivo come il massello.
Un interessante accorgimento per una migliore fruizione dello spazio è stata la passerella antistante pensata ad una quota più bassa rispetto al resto. Il parapetto è quasi trasparente.
L’accesso al livello alto avviene con una scala pure in ferro. Posta in posizione quasi centrale e, costituendosi, al piano alto come un “vuoto”, amplia la percezione dello spazio nella zona studio che sembra comprendere lo spazio fino al muro della cabina armadio, elemento separatore e unico “pieno” sottolineato dal differente colore.
Nello spazio sottostante le diverse funzioni a giorno si realizzano anche attraverso mobili realizzati su disegno con finitura poliuretanica laccata lucida, così da risultare quasi riflettenti.
La zona del bagno è volutamente mimetizzata anche attraverso la porta raso muro trattata come le pareti. Il trattamento dei muri è realizzato con grassello di calce ecologico e traspirante.
I pavimenti sono in resina metallizzata con finitura marezzata molto brillante. La brillantezza conferisce allo spazio la magia della riflessione e della luce che si diffonde senza determinare forti contrasti.

Architetti Andrea Tartaglia e Alessandra Ubertazzi
Andrea Tartaglia, nato a Novara nel 1972 e laureato al Politecnico di Milano nel 1996, da subito, avvia l’attività professionale con Alessandra Ubertazzi, nata a Milano nel 1972 e laureata al Politecnico di Milano nel 1996. È socio dello Studio Tartaglia Partnership e professore al Politecnico dove svolge attività di ricercatore presso il Dipartimento BEST. Alessandra Ubertazzi è socia dello Studio Ubertazzi. Dottore di ricerca e professore incaricato dal 2004 all’Università degli Studi di Firenze e al Politecnico di Milano, oltre all’attività di progettazione, ha svolto ricerche e consulenze nell’ambito della pianificazione urbana per diversi enti pubblici tra cui il Comune di Milano e il Comune di Lodi.

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giovedì, 24 luglio 2008

Il laboratorio estetico di Dadriade

house&glamour-design&interni-driadeinterno2piccola-quicasa.itIn concomitanza con l’appuntamento annuale con il Salone del Mobile, a fare letteralmente “impazzire” gli operatori del settore, e noi semplici appassionati, è stato parimenti l’imperdibile tour tra i diversi showroom per non mancare neppure un evento del mondo del Fuori Salone.
Anche quest’anno ci ha stupito Dadriade, con i tre marchi driade, driadestore e driadekosmo con minimo comune denominatore quel prefisso “Driade” che, dal 1968, cioè da quarant’anni, “propone il design come un gioco avvincente”.
Un gioco molto serio, come sempre sono, per i bambini, i giochi, ma capace di quella leggerezza, di quella sorpresa, di quella anticipazione sui tempi. Driade, grazie al rispetto per la poetica di ciascuno dei suoi designer, è riuscita sempre ad evitare la monotonia della ripetizione e dello stile, del “tutto coordinato e prevedibile”.
E per questa edizione del Salone Internazionale del Mobile 2008, che si è tenuta dal 16 al 21 aprile in Fiera a Milano, Driade ha pensato ad “un affresco complessivo” realizzato per sommatoria di parti.
Un affresco assolutamente personale: si suggerisce agli abitanti di case di costruire ciascuno il suo mondo, diverso ed irripetibile. Una miscellanea: cogliendo spunti e miscelandoli, accostando pezzi “alti”, vicini per ideazione e costruzione alle arti decorative e all’ebanisteria, ad oggetti più quotidiani, ma non per questo meno attentamente progettati.
“Oggi è il mix a fare la differenza e a mostrare la nostra differenza e il nostro gusto.” Sulle consolle minimali di Antonia Astori si potranno allora appoggiare gli intrecci poetici di Mann Singh, evocatori di luoghi lontani, o le ceramiche neo-storicistiche di Linde Burkhardt.
Agli arredi sofisticatamente borghesi di Rodolfo Dordoni e Giuseppe Chigiotti farà da contraltare la provocazione dissacratoria di Fabio Novembre.
Di Dordoni oggi Driade reintroduce in catalogo il divano HALL, disegnato nel 1992 in piena egemonia del minimal. Allora Dordoni, anziché tracciare esili linee, aveva scelto di praticare una rilettura colta e soprattutto “materica” dell’imbottito da còub inglese, filtrato attraverso l’esperienza di Florence Knoll.
HALL si è trovato ad anticipare il recente ritorno ad una progettualità più domestica, ad una filosofia dell’abitare capace di recuperare atmosfere vittoriane e un concetto di ospitalità avvolgente.
Driade, riconosce questa “precognizione” e completa HALL con una dormeuse e con un modello a quattro posti. Tornando all’affresco del Salone 2008, agli astratti fiori di Ron Arad, alle forme organiche di Tokujin Yoshioka ha risposto la progettualità incontenibile di Philippe Starck.
E, negli angoli più ombrosi di questa nostra casa, Borek Sipek ha fatto sbocciare, con candelieri e attaccapanni, una nuova primavera.
Come nel caso di ACATE, un portacappotti, oggetto che, se per parte dell’anno è nascosto allo sguardo perché ingombro di soprabiti, per alcuni mesi invece si offre “spoglio”.
Per questo Sipek fa divenire l’attaccapanni una fascina di rami fronzuti irrigiditi da una colata di ottone naturale lucido, “una natura resa immortale, una fronda che non potrà seccare.”

LO SHOWROOM
Driade nasce nel 1968 su iniziativa di un gruppo fondatore costituito da Enrico Astori, Adelaide Acerbi e Antonia Astori come "laboratorio estetico" che risponda ad ogni esigenza di arredamento e stile di vita.
Il nome mitologico Driade trae ispirazione da un rimando alla ninfa dei boschi e all'anima di secolari alberi sacri.
Enrico è l'imprenditore regista che conosce, scopre e chiama gli artisti, i designers, gli intellettuali, che animano Driade (Philippe Starck, Toyo Ito e Ron Arad).
Antonia, architetto di un minimalismo naturale e istintivo, progetta negli anni Settanta il sistema Oikos e contribuisce più di ogni altro designer alla definizione dell’identità Driade.
Per Antonia Astori lo spazio vuoto è un valore assoluto nelle architetture d’interni, nei mobili finiti, nella progettazione di show-room Driade e negli allestimenti fieristici, distillando la quintessenza della semplicità, del comfort e della piacevolezza.
Adelaide Acerbi crea l’immagine e la comunica attraverso la grafica, la direzione artistica dell’immagine e il visual merchandising.
Oggi un nuovo management giovane, composto dalla seconda generazione: Elisa Astori, vicepresidente e amministratore delegato e Matteo De Ponti, brand manager, continua a proiettare Driade verso nuovi scenari.
Addresses: Milano, Via Manzoni 30;tel. 02.76023098; www.driade.com


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sabato, 05 luglio 2008

Alla ricerca della semplicità

bis-house&glamour-design&interni-depadova1-quicasa.itD come dare forma ad un’idea, inseguendo bellezza e praticità che coincidono nel medesimo punto. D come design: innovativo, giovane, fresco e al tempo stesso etimologicamente perfetto, finito, impermeabile alle mode, immune al tempo e quindi un classico.
D come De Padova
. Molte le novità per lo show room storico di Milano, fondato nel 1956 da Maddalena De Padova insieme al marito Fernando. Innanzitutto fervono i preparativi per l’evento del Salone, che il marchio organizza, come tradizione, all’interno del suo spazio espositivo di corso Venezia. I
n anteprima scopriamo due prodotti della nuova collezione De Padova.
Firmato dal designer Marco Zanuso jr, il carrello porta televisore Moby 1 e 2 è stato pensato per venire incontro alle esigenze della più moderna tecnologia, studiato nelle forme e nelle dimensioni adatte a televisori di ultima generazione a schermo piatto.
La scelta di De Padova è stata di “privilegiare il più possibile il concetto di semplicità in modo da consentire al carrello di essere al passo con l’evoluzione di questo settore”. Semplicità la parola chiave anche per Rokumaru di Nendo. Si tratta di un appendiabiti solo all’apparenza semplice ma tecnicamente complesso. Il significato del termine giapponese è l’unione di due parole: il numero 6 con la parola cerchio. I
l prodotto infatti riporta alla mente l’immagine di un albero con sei rami che simboleggiano sei raggi di una circonferenza immaginaria nella quale è possibile iscrivere il prodotto se visto dall’alto.
“Forme rigorose e pulite si accompagnano ad un’elevata densità progettuale: ogni dettaglio è stato curato nei minimi particolari.”
Tra le novità della collezione De Padova anche i prodotti Zoltan. Dallo  scorso gennaio 2008 l'azienda ha acquisito infatti il marchio, i cui prodotti manterranno la distinzione ma verranno gestiti all'interno della struttura. Zoltan nasce all'inizio degli anni '90 dall'intuizione di Luca De Padova, figlio di Maddalena.
La collezione Zoltan è fatta di piccoli mobili e complementi che coniugano funzionalità, design e un alto grado di qualità,  risultato di un'intensa collaborazione con giovani designers provenienti da vari paesi. L’attenzione che De Padova riserva ai giovani talenti è testimoniata anche dal concorso, appena concluso, dedicato alla memoria di Vico Magistretti, collaboratore e compagno di Maddalena. La prima edizione ha contato più di cinquemila iscritti da tutto il mondo.
Line Depping,  architetto danese, è stato il vincitore del primo premio, assegnato dalla prestigiosa giuria composta da Norman Foster, Patricia Urquiola, Carlo Forcolini, Paola Antonelli, Paolo Imperatori, Birgit Lohmann, Maddalena, Luca e Valeria De Padova. L’oggetto vincitore è "Borrod", tavolo da lavoro che gioca con l'ordine e il disordine. L’ultima novità riguarda gli spazi espositivi dello show room che si ampliano ulteriormente. Al piano terra sarà infatti posizionata un’ulteriore vetrina dedicata all’oggettistica. Vetrina che andrà ad accompagnare le altre che da oltre cinquant’anni disegnano Milano, le case e gli uffici di chi riconosce nella semplicità la vera bellezza


E' de Padova
Da via Montenapoleone a Corso Venezia angolo via Senato, uno showroom che è una mostra permanente di design. La storia di De Padova comincia in una piccola sede di via Montenapoleone, é il 1956.
In questo negozio arrivano per la prima volta in Italia i mobili di Finn Juhl, di Poul Kjaerholm, di Alvar Aalto, di Arne Jacobsen, di Borge Mogensen, di Hans Wegner, le ceramiche di Arabia, i vetri di Littala, i tessuti e i tappeti di Unika Vaev. E' qui che arriva George Nelson con i primi mobili della  Miller Furniture.
Ed è qui che nasce l'idea di creare la ICF, l'industria del mobile moderno. L'avventura dello showroom di Corso Venezia angolo via Senato comincia invece nel 1965. 2000 metri quadrati di esposizione che George Nelson definirà "uno dei più belli del mondo".
Trentotto anni dopo, De Padova raddoppia e acquista tutto il palazzo: sei piani, per dare a questo progetto spazio di vita, per renderlo  più grande. Dal 1986 la società ha iniziato una propria produzione con il marchio "Edizioni De Padova" avvalendosi della collaborazione di grandi designer come Achille Castiglioni, Dieter Rams ma soprattutto Vico Magistretti che ha fatto di De Padova un luogo di riferimento mondiale del design italiano.
Addresses: Corso Venezia 14, Milano;
www.depadova.it; tel. 02.777201


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